pareva

un vuoto d’aria,
impronta d’angelo o demone,
oppure soffio alitato in figura,
pareva,
e già non è,
s’è chiuso con uno schiocco un tempo,
uno nuovo già se ne apre,
è il giorno, o la notte, o la luce,
oppure questi passanti che ora corrono verso case
e caffè iridescenti,
e già sanno ciò che tu sai,
sciolto in quest’aria fina di sera e di neve.

Non basta volere una terra, bisogna amarla come una donna

La terra, le stoppie, brune d’un sole rosso radente,

tagliano l’orizzonte in un sopra ed un sotto,

trionfante il primo di volatili aggettivi,

mentre forte è la terra che tiene l’attesa,

e l’abbarbica dove il soverchio ha spezzato in profondità,

e s’è aperta, ma il nuovo non è giunto.

Solo vento di bora arriva e sposta foglie pesanti di fango,

scuote case attorno a piccoli boschi d’alberi e pioppeti,

scivola su stagni ghiacciati senza grida di bambini.

I buoni borghesi celebrano ludi carnali in case di coccio,

qui c’è pietra di fiume, pelle ruvida di lavoro e zuppe fumanti,

la crema è stesa con mani amorose, la sera,

nel chiuso dell’attesa di tempo, stagione, mutare di vento.

Seguo il fumo nell’aria

e leggo i miei passi pesanti di ricordo,

senza traccia su questo suolo,

gelato di cuori lasciati a sé nell’attesa.

cosa penso di te

La giovinezza magari è un barattolo che passa da piede a piede,

un cane che corre in riva al mare ,

una rete in attesa ed un’ idea che vola,

oppure è una canzone spruzzata di faville e notte,

occhi che s’intorbidano di desiderio, una bocca che protende.

La pulizia della luce disegna morbidezze,

il corpo tuo che dorme, tra piccoli sussulti di sogno,

il suono dell’allodola nel brivido della notte,

il sussurro spento con un bacio.

Tra poco in un abbraccio tutto quello che non s’è detto,

tu, io, percorsi di carezze chiare,

manciata di perle che si spargono bambine,

dono nascosto al tempo,

in questo trovo il tuo respiro,

e quello che resta di me,

del mio tempo di sorsate a fior di labbra,

e ciò che si ripete e non si stanca.

tenero è il mio cuore fedele

Partire dalle circostanze,

per compagni: il coraggio del vuoto,

e il rosso, l’azzurro cupo e il viola, annidati nel tramonto d’inverno,

ed attendere.

Finché una stella s’appare,

lì, infissa, nel cielo d’inerme nero, ché solo allora è camminare,

partendo dalle circostanze, verso te,

guanto morbido, carezza suadente, contenuto di dolcezza.

Partendo dalle parti di me, nel profumo tuo tenuto, 

l’ arrivare ch’ è già partire di farfalla,

 che posa e già vola, e lascia sul fiore traccia,

la mia, ché tenero è il mio cuore fedele.

nebula irreducibile

Nebulosa irreducibile pulsa

materia densa, sabbia, catrame attorno

in cui cavare, scegliere,

similia similiantur, confrontare, scartare,

porre su un piatto appena rilevato di polpastrello al tornio,

sigillo mio, di nebulosa irreducibile nel cuore,

che pulsa luce e non contiene né è contenuta, ma solo sta.

La materia è indecisa nel vibrare in danza d’onda

o rapprendere in atomi,

nebulosa irreducibile, acta et immateria, vento di molecole, di luce, di volontà desideranti,

spumosa di senso e direzione,

allora posa,

soggetta al solo piegare morbido di gravita’ maggiori

libera nebula irreducibile del mio cuore.

placebo

conosco ormai le meccaniche del nostro dire,

i piccoli confetti di dolce colore che allinei nel mio foglio,

l’ attesa che il richiamo abbia risposta,

sorniona di gatto subito preso da un volar di mosca,

e tra tanto clangore d’esibizione,

m’è caro seguirti in questo stendere teli di pace.

l’aria si trattiene

domeniche come pomeriggi di senso,

l’aria si trattiene viziando il sangue scuro,

con luci che tagliano i muri, senza illuminare:

è l’odore che conta nei pensieri molli,

il freddo della sera appena fuori,

il pigro muoversi d’istinti.

Sauri in acque basse,

che dal sonno si rivoltano in attacchi,

mentre schizzi volano nell’aria.

paziente di luce

ricorderai il mio respiro notturno,

paziente di luce,

il fremere dei sogni ricomposti all’alba,

e la finestra che ancora porta l’impronta dei tuoi occhi

compreso

Mi arresto compreso sulla soglia della sera

Compreso del grigio azzurro che sfuma nel rosa

Compreso di me, del vortice d’emozione

Della gioia d’essere qui, ora

Compreso nel patto che, se m’affido,

nulla più mi potrà far male.

giallo

 

 

nel giallo delle foglie trovo ragione

 di me, degli archi di frusta che schioccano nell’aria,

 del timore che piega le spalle sotto la luce.

M’acqueto nel rumore giallo, che stormisce, 

ed allineo muscoli di sangue fresco,

neuroni tepidi di luce,

vela di me all’aria,

come fossi tu a tenermi nel vento ,

amore, amante, madre della passione e della gioia furiosa.

e di Te, che hai infranto occhi e vetro,

tengo tutto, lacrime, acuti, furor d’assenza e disperazione.

Ciò che il giallo netta a me, a te,

è l’animo del malinteso,

e il cuore netta se sapremo sopportar d’essere nuovi,

sciolti adesso in questo giallo volteggiante

che gonfia la pelle di vento e freddo.

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