verità che presto scadono

Come vedi, amica mia, c’è sempre una ragione al dispiacere,
molte più che al fugace piacere,
ci si dovrebbe accontentare delle tregue,
oppure imparare grammatiche dove l’errore abbia più pazienza.
E invece è tutto così veloce che l’assoluto non ha tempo né coscienza di sé
e diventa relativo.
Questa relatività ci allontana, c’impedisce l’abbraccio
e il lasciare la guancia sulla spalla dell’altro,
per riposare in un luogo sicuro,
basterebbe un momento che continua una vita
e così sembrerebbe eterno.
Come potrei volerti male se tu mi vuoi bene,
è lo scambio semplice che s’impara da bimbi
e s’applica in ogni contrasto, almeno per un po’,
ma poi ci si tradisce troppo spesso
per puntigliosità o stanchezza generata altrove, non per malavoglia,
è così che il deserto si mangia il cuore
e gli occhi non sanno più cosa afferrare.

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mi penso sciupato

Così ti penso, sciupata un poco dentro,
il viso è bello, il corpo ancora parla lieto,
è il sorriso che s’è spento,
la luce sbarazzina se n’è andata,
la parola sussurrata
nell’incontro, un tempo subito volata, ora si trattiene,
cerca alternative meno leggere,
dense di significato per il tuo cuore appesantito.

L’anello è trattenuto al dito, distratta lo rigiri,
è ancora un palloncino che volerebbe a perdersi,
giocando tra le nubi,
guardi alto col pensiero,
gli occhi hanno ancora il sole dentro.

Così mi penso, un po’ da te sciupato,
inzuppato nei caffè di notti sterminate,
tolto all’alba,
rimesso sulla strada affianco,
prima d’ aver capito, già ammaestrato,
ma grato, oltremodo grato,
dello scoprire, nel decadere, un senso
il mio anzitutto,

ritrovato nei sogni squagliati all’alba,
nelle contorte decisioni,
nelle vigliaccherie d’intelligenze fini,
era l’esserci quel tanto che tu m’hai regalato.

In fondo sciuparmi non m’è spiaciuto ma è accaduto altrove,
tu che avevi un dono
chissà dove l’avrai portato.

tu sai

Tu sai cos’è il profumo della nostalgia
lo sai nell’ora incerta
in cui la luce cede al velluto l’evidenza,
alla forza del sogno la realtà.
Tu sai che le pietre ricordano,
conosci il profumo della carta,
il sottile erotismo delle parole,
ascolti l’inquietudine del giorno.
E se compi,
il gesto netto del direttore d’orchestra,
dell’inchiostro che decide,
del pensiero che s’arresta,
la musica continua,
la pagina attende.
Tu tornerai come credi
perché tu sei
e t’attendo.

i miei pensieri semplici nascono da grovigli

I miei pensieri semplici nascono da grovigli,

dipano, sciolgo, taglio e alla fine qualcosa resta. 

Per un poco, ma talora accade

e resta ben piantato dentro. 

Questa distinzione tra dentro e fuori, chi molto sa più di me, l’aveva indicata: 

la schiuma, l’essenza, che solo gli stolti pensano sia poca cosa, è quanto viene concesso e dato. 
Pensieri semplici di complessità disciolte,

vestiti ai piedi da cui uscire, 

nello splendore di nudità sotterranee.

Per me, anzitutto, 

per te, su un piatto di cristallo,

così cogli la mia mano.

La stessa che voleva scorrere sulla tua pelle,

ora trattenuta, ma non paga.

notturno rap blues 2

Molto è un po’ malato, e non ci sono verità.
Fan confusione le sirene: crisi, quiete e sicurezza,
ma non c’è luogo e direzione in mezzo alla stanchezza.
E’ tutto un po’ malato, nulla è preciso a sé,
nuotan dubbi nella notte, ci son rumori sotto casa,
tace il cane, chi sarà ?
E’ fatica esser un po’ sani, s’aspetta e poi si corre,
da chissà chi si scapperà?
Vorremmo che qualcuno ci mettesse poi una pezza,
ma è tutto un po’ malato, non ci sono verità.
servirebbe un po’ sparire, lasciarsi andare, naufragare,
finché tutto si rinnova, non è tempo di star qua.
D’un piccolo disegno ci sarebbe poi bisogno,
bello, nuovo e colorato,
tappezzeria per questa notte di rumore soffocato,
la mattina verrà presto, ma molto non si combinerà,
Bisognerà darla un po’ a vedere, evitare verità,
oggi piaccion gli animali che leccano a comando
ma non la raccontan giusta e il bisogno resterà.
Vorremmo essere tranquilli senza false povertà,
ma ci son sirene compiacenti dai rumori senza nome
e riposar non si potrà .
Domattina non combinerà poi molto, però questo silenzio dormirà,
c’interroga da troppo, nel rumore, tacerà.
Vorremmo poi qualcuno che ci mettesse un po’ una pezza,
noi spariremmo quanto ci basta, solo a far sentir l’assenza.
E’ tutto un po’ malato e non ci sono verità
abbiam chiamato il medico, ha detto che ci pensa,
ma forse non verrà.

il peso dell’anima

Tutto il peso dell’anima è nel nome,
l’essenza invece è sparsa ovunque,
a volte luccica di pioggia e arcobaleni,
altre è corazza che impedisce,
o è legno che cresce e accetta nodi.
Più spesso è aria che s’incontra in un bacio, altre volte è solo carne che s’incontra ed esulta,oppure tace.

E il peso del silenzio dell’anima qual è?
Infinito, così si sente,
come la colpa che non si merita, la decisione malpresa,
o la delusione incipiente.
Allora l’anima avrebbe bisogno di parole che non pronuncia e vorrebbe sentir dire,
d’un soffio che la convinca
che non lei,
ma la parte inutile del mondo le pesa addosso..
Tutto il peso dell’anima è nel nome
in quel soffio che vola
ed è organza, seta, trama di colore
che vola e avvolge e riscalda
e parla.
E, a chi l’ascolta, amando, parla.

komorebi

Il chiaro tra i fiori sospendeva polvere e insetti,
anche il vento si fermò a guardare,
e prima di riprendere ad agitare spighe e piccole corolle,
si chiese o pensò,
perché una linea di luce curvasse
ad abbracciare tanta bellezza.

Non c’erano risposte
che tenessero quieto il cuore,
così i fiori e gli steli continuarono a muoversi,
e sembrava una danza immersa nella luce,
un amore felice e indifferente.