notturno rap blues 2

Molto è un po’ malato, e non ci sono verità.
Fan confusione le sirene: crisi, quiete e sicurezza,
ma non c’è luogo e direzione in mezzo alla stanchezza.
E’ tutto un po’ malato, nulla è preciso a sé,
nuotan dubbi nella notte, ci son rumori sotto casa,
tace il cane, chi sarà ?
E’ fatica esser un po’ sani, s’aspetta e poi si corre,
da chissà chi si scapperà?
Vorremmo che qualcuno ci mettesse poi una pezza,
ma è tutto un po’ malato, non ci sono verità.
servirebbe un po’ sparire, lasciarsi andare, naufragare,
finché tutto si rinnova, non è tempo di star qua.
D’un piccolo disegno ci sarebbe poi bisogno,
bello, nuovo e colorato,
tappezzeria per questa notte di rumore soffocato,
la mattina verrà presto, ma molto non si combinerà,
Bisognerà darla un po’ a vedere, evitare verità,
oggi piaccion gli animali che leccano a comando
ma non la raccontan giusta e il bisogno resterà.
Vorremmo essere tranquilli senza false povertà,
ma ci son sirene compiacenti dai rumori senza nome
e riposar non si potrà .
Domattina non combinerà poi molto, però questo silenzio dormirà,
c’interroga da troppo, nel rumore, tacerà.
Vorremmo poi qualcuno che ci mettesse un po’ una pezza,
noi spariremmo quanto ci basta, solo a far sentir l’assenza.
E’ tutto un po’ malato e non ci sono verità
abbiam chiamato il medico, ha detto che ci pensa,
ma forse non verrà.

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il peso dell’anima

Tutto il peso dell’anima è nel nome,
l’essenza invece è sparsa ovunque,
a volte luccica di pioggia e arcobaleni,
altre è corazza che impedisce,
o è legno che cresce e accetta nodi.
Più spesso è aria che s’incontra in un bacio, altre volte è solo carne che s’incontra ed esulta,oppure tace.

E il peso del silenzio dell’anima qual è?
Infinito, così si sente,
come la colpa che non si merita, la decisione malpresa,
o la delusione incipiente.
Allora l’anima avrebbe bisogno di parole che non pronuncia e vorrebbe sentir dire,
d’un soffio che la convinca
che non lei,
ma la parte inutile del mondo le pesa addosso..
Tutto il peso dell’anima è nel nome
in quel soffio che vola
ed è organza, seta, trama di colore
che vola e avvolge e riscalda
e parla.
E, a chi l’ascolta, amando, parla.

komorebi

Il chiaro tra i fiori sospendeva polvere e insetti,
anche il vento si fermò a guardare,
e prima di riprendere ad agitare spighe e piccole corolle,
si chiese o pensò,
perché una linea di luce curvasse
ad abbracciare tanta bellezza.

Non c’erano risposte
che tenessero quieto il cuore,
così i fiori e gli steli continuarono a muoversi,
e sembrava una danza immersa nella luce,
un amore felice e indifferente.

je ne regrette rien

Ricordo i vuoti pomeriggi di festa,

le funzioni nella chiesa,

le corse che rallentavano a sera,

ricordo le nostalgie innominate,

la pietra calda di sole,

il sedersi a guardare, l’aspettare la cena.

Ricordo le piccole fatiche del vivere,

la notte che consumava l’allegria,

nel gorgo rumoroso dei richiami.

Ricordo ciò che restava dei giochi,

il senso fatato del riporre e l’attesa,

e ricordo la libertà di giugno

le promesse, le corse nel sole,

i gridi al cielo,

il sudore felice.

Ricordo e mi chiedo se il vivere nei giorni,

con un nome, un’ora e un posto preciso,

ma mai una scatola per riporli in attesa,

non sia la nostra malattia,

e se il vivere senza il giorno appresso,

non manchi sempre di qualcosa.

Abbiamo preteso di chiudere

l’ immenso golfo di mare nei canali,

che ritmano ora il nostro piccolo nuoto,

così nella notte si sente solo stanco battere di braccia

e mi chiedo, mentre ricordo,

se la pena d’allora che scioglieva nel sonno,

sia oggi la stessa,

sapendo che in me, da sempre, convivono il sole e le nubi.

sera

Manca poco all’ora in cui langue la luce,
al tempo urgente degli amanti,
e alla frenesia che scala il cielo,
fuori un rincorrere di rondini
e il loro grido porta a te,
che già offri la curva
dove la spalla chiede la carezza delle labbra
e vortica chiedendo,
tu implorando muta,
quel più che non finisce di stupire.
Nulla è preordinato
eppure s’apre dolce il siero,
che conosce ciò che si ricombina,
è la tua o la mia pelle che cerca e scotta?
Ha un pensiero questa solitudine che s’annulla
ed è qui e ora senza conoscenza
né mistero, ma meraviglia
d’ogni affidarsi che mai in te è eguale?

pagine

Di quello che abbiamo scritto non tutto era nostro,
c’erano necessità ed entusiasmi,
attese fondate e timori immotivati,
c’erano grafie d’altri,
ricordi e speranze mescolati.
Se osservi bene qualche glossa a margine,
finiva in una macchia,
la stanchezza del pennino, forse,
che attendeva un seguito
o un diverso inchiostro.
Quello che so è che i nostri fogli diversi,
hanno riempito il bianco senza sporcarlo,
lasciando altrove la finzione d’un dirsi,
forse per questo il raccontare ora è così titubante,
oppure usa sfrontatezze implicite,
come s’usa a sera, mentre la spiaggia si svuota,
il mare tremola d’oro
e il suo vento cancella i caratteri di sabbia,
mentre pensosa parla già la notte.

acqua festiva

Strinate rigaglie di desideri,
di pensieri, persi come fiamma,
come fumo prima d’essere nube.
Pensieri di domenica,
rintocchi alla porta e acqua che luccica sui vetri,
tra noi muri di necessità e ingenue trappole.
Guardando il fiume vedo scorrere ciò che si lascia
e vortica, scompare e riemerge,
non è pesce che mostra l’argento del ventre,
la riga scura che attira,
è ciò che neghi e che nego,
confuso e inutile come un pettinare l’acqua.
Lasciamo la danza alle alghe
a noi il muschio delle pietre,
che legano il bruno del sangue al candore del marmo,
a noi tutte le piccole viltà senza pena.
Immagino ciò che sfiora e non affonda,
ciò che riluce ed è coccio,
mentre con morbide zampe di gatto
frequento ciò che non difende
e non vuol essere.