Come vedi, amica mia, c’è sempre una ragione al dispiacere,
molte più che al fugace piacere,
ci si dovrebbe accontentare delle tregue,
oppure imparare grammatiche dove l’errore abbia più pazienza.
E invece è tutto così veloce che l’assoluto non ha tempo né coscienza di sé
e diventa relativo.
Questa relatività ci allontana, c’impedisce l’abbraccio
e il lasciare la guancia sulla spalla dell’altro,
per riposare in un luogo sicuro,
basterebbe un momento che continua una vita
e così sembrerebbe eterno.
Come potrei volerti male se tu mi vuoi bene,
è lo scambio semplice che s’impara da bimbi
e s’applica in ogni contrasto, almeno per un po’,
ma poi ci si tradisce troppo spesso
per puntigliosità o stanchezza generata altrove, non per malavoglia,
è così che il deserto si mangia il cuore
e gli occhi non sanno più cosa afferrare.

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